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In Italia i pazienti ai quali è stata diagnosticata la malattia celiaca possono usufruire di un buono acquisto (Pratica ASP) mensile per comprare alimenti senza glutine nei negozi specializzati. I prodotti Gluten Free sono fondamentali perché la dieta senza glutine è l’unica “cura” esistente per la celiachia: una cura che deve essere rigorosamente seguita.

L’erogazione gratuita degli alimenti senza glutine è regolata diversamente da regione a regione: qui spiegheremo le linee guida generali, e per maggiori informazioni vi invitiamo a contattare la ASL di pertinenza della vostra zona.

Quali certificati servono per ottenere il buono?

Si ha diritto ai prodotti dietetici senza glutine solo ed esclusivamente a seguito della diagnosi del medico specialista. Oltre al certificato di accertata diagnosi di malattia celiaca, serve anche il rilascio da parte dell’Azienda Sanitaria Locale ASL e dell’autorizzazione a fruire gratuitamente dei prodotti privi di glutine. I documenti da ottenere sono dunque due.

Calcolo dei buoni spesa mensili?

I tetti di spesa sono il prodotto del costo a caloria della dieta senza glutine e sono fissati in base all’età, al genere e ai relativi fabbisogni calorici. Nelle fasce di età 6 mesi-5 anni e 6-9 anni, il tetto sale a 56 e 70 euro, rispettivamente per bambine e bambini. Dai 10 ai 13 anni il tetto sale a 100 euro per i maschi e 90 euro per le femmine. Dai 14 ai 17 anni diventa 124 euro per i maschi e 99 euro per le femmine per poi scendere nella fascia 18-59 anni a 110 euro per i primi e 90 per le seconde. Negli over 60 il limite massimo di spesa mensile scende a 89 euro per i maschi e 75 euro per le femmine.

Come è distribuito il tetto di spesa e in cosa consiste?

Decreto del Ministero della Salute (che abroga quello del 2006) a firma del Ministro Giulia Grillo che interviene sulla materia e modifica i limiti di spesa mensili a carico dello Stato cui hanno diritto le persone celiache.

“È opportuno rendere uniformi le modalità di erogazione degli alimenti senza glutine specificamente formulati per celiaci al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale e di contenere i costi per il Servizio sanitario nazionale”. Si legge nel decreto in cui si precisa “che il celiaco deve  seguire  una  dieta  varia  ed equilibrata con un  apporto  energetico  giornaliero da carboidrati stimabile in almeno il 55%,  che  deve  derivare  anche  da  alimenti naturalmente privi di glutine provenienti da  riso,  mais, patate e legumi come fonte di carboidrati  complessi,  per  cui  la  quota  da soddisfare con alimenti senza glutine di base (pane, pasta e  farina) è stimabile nel 35% dell’apporto energetico totale”.

Il decreto prevede l’aggiornamento del Registro nazionale, “Ai fini dell’erogazione a carico del Servizio sanitario nazionale sono inclusi nel registro nazionale, istituito presso la Direzione generale per l’igiene, la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della salute, gli alimenti rientranti nelle seguenti categorie: a) pane e affini, prodotti da forno salati; b) pasta e affini; pizza e affini; piatti pronti a base di pasta; c) preparati e basi Pronte per dolci, pane, pasta,  pizza  e affini; d) prodotti da forno e altri prodotti dolciari; e) cereali per la prima colazione”.

Le forme di assistenza in Europa per la Celiachia

L’erogazione gratuita degli alimenti senza glutine resta una “eccellenza” tra le forme di assistenza del panorama internazionale: in Europa ci sono paesi che non prevedono alcun sostegno alla terapia (Spagna, Irlanda e Austria), altri che garantiscono pochi alimenti essenziali (10Kg/mese di farina in Croazia, 5kg/mese di farina in Serbia), altri ancora riconoscono un sostegno economico (46€ in Francia, 38€ in Belgio, più elevato in Danimarca e Norvegia) oppure consentono di detrarre dalle imposte parte dei costi sostenuti (ad esempio Russia, Germania, Olanda e Portogallo) oppure prevedono il pagamento di un ticket per la terapia dei celiaci (UK).

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